Alle 17:00 in chiesa, a Ostuni. Alle 18:45 in masseria, a Carovigno.
Quanto manca alla cerimonia.
Una che canta in macchina, uno che parla con gli alberi. Va avanti così da otto anni.
La sposa
ostetrica, cresciuta a Carovigno
Sposo un uomo che chiama gli ulivi per nome e che, quando torniamo a casa alle due di notte, si ferma comunque a innaffiare le piante sul balcone. In otto anni non l'ho mai sentito alzare la voce, tranne quella volta al distributore di Bitonto. Il 20 giugno piangerà prima di me: ho già detto a mia sorella di tenere i fazzoletti dal suo lato.
Lo sposo
agronomo, cresciuto a Piacenza
Alice mi ha portato in Puglia nell'agosto del 2021 dicendo che me la faceva vedere una volta sola. Da allora ci torniamo cinque volte l'anno: ho imparato a potare, a dire «cime di rape» senza far ridere nessuno e a riconoscere la tramontana dal rumore che fa nelle canne. Le ho chiesto di sposarmi con le mani sporche di olive, e ha detto sì prima che finissi la frase.
Nessuna fretta: l'unica cosa da non perdere è l'inizio.
E domenica 21, per chi resta: alle undici siamo alla spiaggia di Torre Guaceto, quella dopo il canneto. Portiamo il pane e le cose avanzate, voi portate il costume. Non è organizzato niente, è proprio una domenica al mare.
Otto anni in cinque tappe, saltando le parti noiose.
Alice cercava una stanza in via del Pratello, a Bologna. Nicola quella stanza doveva affittarla. Il colloquio è durato un'ora e venti e tre caffè, e alla fine la stanza l'hanno data a un ragazzo di Trento che aveva la lavatrice sua.
Tre giorni dopo lui le ha scritto: «Hai dimenticato l'ombrello qui». L'ombrello era il suo. Alice l'ha capito subito ed è tornata a prenderlo lo stesso.
Ci siamo conosciuti lì, seduti allo stesso tavolo perché Marta aveva finito i posti. Un agriturismo sull'Appennino, la nebbia scesa alle nove e mai più andata via. Abbiamo ballato fino alle quattro e siamo tornati alle macchine scalzi, con le scarpe in mano.
Quella notte abbiamo detto tutti e due, ridendo, che noi non ci saremmo mai sposati. Ci saremmo messi insieme quattro mesi dopo. Marta ci tiene a ricordarcelo almeno una volta al mese.
Stavamo insieme da cinque mesi quando hanno chiuso tutto. Nicola è arrivato con due borse e la moka ed è rimasto due mesi. Abbiamo imparato a fare il pane e abbiamo litigato per il termosifone che fischia e per un cavatappi.
Alice usciva per andare in ospedale alle sei e tornava a mezzogiorno; lui la aspettava sveglio. Da lì in poi non ci siamo più chiesti se dovevamo vivere insieme.
Alice l'ha portato a Carovigno per tre giorni. Nonna Rosa gli ha messo davanti tre piatti prima delle undici del mattino e lui, invece di scappare, ha chiesto come si potano gli ulivi. Nel pomeriggio erano già in campagna tutti e due.
La sera, sull'aia della Masseria Torre Bianca, Alice ha detto: «Prima o poi qui ci si potrebbe fare una festa». Ci abbiamo messo cinque anni, ma eccoci.
Dodici chili di meticcio nero preso al canile di Bologna, con un orecchio che sta su e uno no. Doveva essere una prova per un fine settimana. È a casa da due anni.
No, il 20 giugno non ci sarà: resta a Bologna dai vicini, che gli danno il formaggio di nascosto. Sta meglio lui di noi.
Se ne avete altre scriveteci: rispondiamo la sera, tardi.
Eleganti ma leggeri. Alle cinque del pomeriggio, a giugno, a Ostuni ci sono trenta gradi e il sole è ancora alto: lino, colori chiari, giacca solo se vi fa piacere. Il bianco lasciatelo ad Alice, per il resto fate voi. Una cosa sola, seria: la cena è su un'aia di terra battuta e ghiaia, i tacchi sottili sprofondano. Portate un secondo paio di scarpe o venite con la zeppa.
In chiesa per le 16:40: alle 17 iniziamo davvero, e chi entra dopo lo sente tutta la chiesa, perché la porta cigola. Se venite solo alla festa, in masseria dalle 18:45 in poi. Prima delle 18:30 non trovate nessuno: solo i camerieri che apparecchiano e il cane della masseria, che si chiama Tobia e chiede sempre da mangiare.
A Ostuni al Foro Boario, un euro all'ora, otto minuti a piedi in salita fino alla chiesa. In masseria si parcheggia nell'aia, gratis, e se avete bevuto potete lasciare lì la macchina e recuperarla domenica: non la sposta nessuno. Fra i due posti ci sono venti minuti di strada, gli ultimi 800 metri sono sterrati.
A giugno qui piove poco, ma capita: nel 2018, il giorno di San Giovanni, è venuto giù il mondo per un'ora. Se succede, l'aperitivo si sposta sotto la loggia e la cena nel palmento, la sala con la volta a botte dove una volta si faceva il vino. Ci stiamo tutti e in certe foto viene pure meglio. Per voi non cambia niente: stessi orari, stesso posto.
Sì, e speriamo che li portiate: ne aspettiamo undici. Dalle 19 alle 23, in un angolo dell'aia, ci sono Ilaria e due ragazze con teli, giochi, gelati e un lenzuolo per il cartone animato. I seggioloni ci sono: diteci quanti ve ne servono nel modulo qui sotto. Verso le 23 si può anche stendere qualcuno sui divani della loggia, lo facevamo anche noi da piccoli.
Ostuni a giugno si riempie: prenotate entro marzo, dopo restano solo le camere care. Abbiamo tenuto dieci stanze in un piccolo b&b del centro storico fino al 31 marzo, dite che venite al matrimonio di Alice e Nicola. In masseria ci sono sei camere, ma sono per i nonni e per i genitori: perdonateci.
Nessun problema, ma scrivetecelo nel modulo entro il 30 aprile. Metà del menù è già di verdure, perché a giugno è quello che viene bene qui; senza glutine e senza lattosio la cucina prepara i piatti a parte, e il pane senza glutine arriva da un forno di Fasano. Se ce lo dite all'ultimo vi porteranno comunque qualcosa, ma sarà una frittata.
Il 20 giugno il telefono non lo guardiamo. Per navette, ritardi, valigie perse e strade sbagliate chiamate Marta, la nostra testimone: +39 351 123 45 67. Per tutto il resto, da qui a giugno, siamo su ciao@aliceenicola.it.
Ditecelo entro il 30 aprile 2026: dopo, la masseria vuole i numeri definitivi.