Tre giorni prima, il numero dei coperti non ce l’ha nessuno.
Le conferme arrivano sparpagliate: una a voce al bar, una per messaggio alle undici di sera, tre dalla zia che se le è segnate su un foglietto. Chi arriva da fuori scrive a voi: quale treno, quanti chilometri veri fino alla location, in che albergo bloccare la camera. E quando spostate l’aperitivo di mezz’ora, quella mezz’ora va riscritta a tutti.
Il sito tiene quelle risposte a un indirizzo solo: smettete di rincorrere i “ti faccio sapere” su WhatsApp, e i sì li leggete in un elenco invece di contarli a memoria. E vedete chi non ha ancora risposto: il sollecito lo mandate a quelli, non a tutti.
Che cosa ci va dentro
La partecipazione che si aggiorna.
La carta sta bene sul tavolo, e se cambia l’orario della chiesa resta stampata sbagliata. L’invito digitale è il messaggio che mandate al posto del cartoncino, o insieme al cartoncino: si apre sul telefono, con il giorno, l’indirizzo e il tasto per rispondere. Per l’ospite non c’è niente da installare e niente a cui iscriversi: tocca il link e legge.
Se gli ospiti abitano tutti a venti minuti di strada, e la chiesa e il ristorante stanno nella stessa piazza, l’invito da solo regge. Se c’è chi arriva la sera prima, riparte il giorno dopo e nella zona non c’è mai stato, sotto l’invito ci vuole il sito.
Quando basta l’invito da soloQuattro tappe, una persona.
Brief
Vi chiedo la data e il luogo se ci sono, poi le cose noiose: quanti vengono da fuori regione, se il rito e il pranzo stanno nello stesso posto, chi in famiglia usa poco il telefono.
Proposta
Prima di disegnare vi mando le pagine scritte: titoli veri, testo vero, niente riempitivo. Se una frase suona finta si riscrive adesso, non a una settimana dalla festa.
Online
Pubblico il giorno che dite voi. Se un orario slitta o l’albergo libera due camere, vi lascio un indirizzo: mi mandate una riga e in pagina ci va quella riga, non un riassunto.
Fino al giorno
Se un cugino si aggiunge, se una coppia disdice, se salta fuori un’allergia: l’elenco resta giusto fino alla sera prima, quando quel numero smette di muoversi.
Esempi dichiarati, scritti da zero.
Esempi di stile, non matrimoni realizzati
Giulia e Matteo in Val d’Orcia, Beatrice ed Edoardo sul Lago di Como. Coppie e indirizzi inventati, colline e lago veri, pagine scritte per intero: apritele e guardate come scrivo, prima di chiedermi di scrivere di voi.
Perché sono esempi e non un portfolio lo spiego nella pagina dei modelli, dove trovate tutti e otto.
La bacheca Pinterest è materiale di lavoro.
Per cominciare bastano due nomi e la città in cui vi sposate. Se avete una bacheca Pinterest, o tre foto che vi somigliano senza saper dire perché, mandate anche quelle.
Dalle immagini capisco in fretta: se vi piacciono le pagine con molto bianco o quelle fitte, se il matrimonio è un prato o una sala con gli specchi. La prima risposta parte da lì, con le domande che mi mancano.
Scrivetemi