Cosa faccio
Le sezioni che ci metto, e perché.
Il sito del matrimonio è una pagina sola, scritta sul vostro matrimonio: la scrivo io, a partire dalle due righe che mi mandate — anche se le mandate mentre siete ancora al telefono con il comune per le carte. Dentro ci metto le sezioni che servono davvero: quelle per chi deve ancora mettersi in viaggio, e quelle per chi è già arrivato. Qui sotto, una per una.
- Come si arriva. Dove si parcheggia, a che ora conviene arrivare, se c’è la navetta e da dove parte. Sta in cima perché è la prima domanda di chi non conosce la strada.
- Dove dormire. Due o tre indirizzi per chi viene da fuori, con la distanza reale dalla location, non quella segnata sulla mappa.
- Come vestirsi. Detto per davvero: se il rito è su un prato, i tacchi a spillo si piantano. Meglio saperlo prima di uscire di casa.
- Bambini sì o no. Scritto chiaro una volta, così nessuno deve chiederlo a vostra madre.
- Il menù. Con la casella per allergie e intolleranze — chi è vegetariano lo scrive lì, non deve chiedervelo lui.
- Il modulo per confermare. Chi viene, in quanti, con quale accompagnatore.
- Il programma della giornata. Ora per ora, dalla vestizione al taglio della torta: lo consulta chi è già arrivato, per sapere quanto manca al prossimo momento.
- La galleria. Se la volete: foto vostre, non scelte da un catalogo.
- La vostra storia. Dieci righe, senza romanzo. Sta in fondo: chi è già arrivato ha tempo di leggerla, chi deve ancora mettersi in strada no.
È una pagina pensata prima per il telefono, perché l’ospite la apre in piedi alla fermata, non seduto davanti a un computer. E si aggiorna: se piove e spostate il rito sotto il portico, lo cambio in un punto solo e lo leggono tutti. Niente messaggio da riscrivere a centoventi persone, nessuno che arriva con l’orario vecchio.
«Possiamo usare un template gratuito?» Si può, e si vedrà che è un template gratuito. La differenza non sta nel codice: sta nel fatto che qualcuno vi chieda come vi siete conosciuti e poi scriva quella storia, invece di riempire le caselle di un modello impaginato per qualcun altro.
Quello che parte in un messaggio.
L’invito è una pagina sola, che mandate in chat e si apre in un tocco: i vostri nomi, il giorno, l’ora, il luogo. Le decisioni sono quelle di un cartoncino — quanto pesa la data accanto ai nomi, dove va a capo la riga del luogo — più il conto alla rovescia, l’indirizzo che si apre nelle mappe del telefono e il tasto per dire “ci sono”.
«Non basta la partecipazione di carta?» La carta non si aggiorna, non raccoglie le conferme e non contiene una mappa. Non per questo va buttata: la divisione che consiglio è il cartoncino ai nonni e a chi ci tiene, il link a tutti gli altri. E il link si può stampare come codice QR sul cartoncino, che resta appeso al frigorifero: chi lo inquadra arriva alla pagina aggiornata.
Per scegliere, contate le cose che un ospite deve sapere. Se stanno in una schermata — un pranzo in paese, gli invitati tutti a dieci minuti dalla chiesa — l’invito basta da solo. Se c’è un treno da prendere e una camera da bloccare, l’invito diventa l’anticipo del sito: parte lui, con la data e il tasto per rispondere, e chi conferma trova già pronto il resto.
Quello che si aggiunge solo se serve.
Le conferme non sono una casella “sì/no”. Nel modulo chiedo chi viene e come si chiama l’accompagnatore, se ci sono bambini e di che età — il seggiolone va contato —, allergie e intolleranze, se serve un posto in navetta e da quale hotel. Voi ricevete un elenco che si aggiorna da solo mentre gli ospiti rispondono, pronto da girare al catering. Il foglio di calcolo tenuto a mano, quello che non torna mai, smette di servire.
Se una parte della famiglia non deve vedere certe pagine — le foto della luna di miele, la lista nozze, le camere che avete bloccato — si fa un’area con password, che date a chi volete voi.
Se ci sono parenti che vivono all’estero, il sito sta in due lingue: le stesse informazioni in tutte e due, non un riassunto scarso per gli stranieri. Chi prende l’aereo ha più bisogno degli altri di leggere tutto.
Al posto della mappa incorporata metto l’indirizzo per esteso e un tasto. Chi lo preme apre le mappe di Google, e va benissimo; chi non lo preme evita che il suo telefono passi a Google l’indirizzo IP, cioè più o meno dove si trova in quel momento. La differenza la decide l’ospite, non io.
Fino al giorno del matrimonio le modifiche le faccio io: un orario che slitta, un hotel che cambia, la riga “portate le scarpe basse, il prato è umido” aggiunta all’ultimo. Mi scrivete, sistemo. La sera della festa resto raggiungibile: se il link fa i capricci sul telefono della testimone, rispondo io, non un modulo di assistenza.
Nessun pacchetto. Trenta invitati e duecentocinquanta non sono lo stesso lavoro.
«Quanto costa?» Su preventivo, dopo aver capito che cosa serve. Non vendo “base / medium / premium”: una coppia con trenta ospiti nello stesso paese e una con duecentocinquanta persone da tre nazioni non hanno lo stesso sito, e far finta di sì vuol dire far pagare a una quello che serve all’altra. Il prezzo lo scrivo dopo, per iscritto.
Funziona così: mi scrivete due righe su di voi e sul matrimonio, vi faccio le domande del brief, vi mando la proposta: le sezioni elencate una per una, con il nome che avranno online, e il preventivo.
Quello che non so non lo riempio con un “si vedrà”: se la location non è confermata quella riga resta vuota, non ospita un nome provvisorio che poi qualcuno copia e gira a venti persone.
Se vi basta l’invito, il preventivo è per l’invito: non vi propongo otto pagine che nessuno aprirà. E se una sezione che avete chiesto non serve — la galleria, quando le foto del matrimonio ancora non esistono — ve lo dico prima di metterla in conto. Che aspetto abbia una sezione finita si vede aprendo gli otto modelli.
Scrivetemi